Pier Francesco Listri

 

 

MODERNE LUCI DI AFFRESCO NELL’ORIGINALE PITTURA DI MYRIAM CAPPELLETTI

 

Dipingeva ad olio ma fu poi conquistata dalle suggestioni dell’affresco e da questa duplicità è nata la figurazione originalissima che Myriam riesce ormai ad esprimere con risultati vittoriosi. Da distinguere, si intende, le procedure materiali e, invece, i significati espressivi, sempre sintetici e ricchi di involontari suggerimenti simbolici.
I procedimenti: su tela, Myriam Cappelletti, imposta una sorta di intonaco che poi incide e a cui aggiunge i pigmenti propri dell’affresco: una procedura in sé complessa che unisce l’antico e l’odierno. Il tutto per lo più su grezze e solide tele, montate su telaio ma, di recente, anche su lunghi e verticali drappi di  stoffa.
I risultati sono inediti e sorprendenti. Myriam ama il formato quadrato e non grande (vere e proprie formelle), ma ora produce anche lunghi racconti verticali. Possiede alcuni segni-simbolo che ripete, quasi a firma autografa: sono pesci (o lische) e piccoli cipressi. Non sfugge che quest’artista sente opera secondo i novecenteschi ritmi del frammento, ma che sa però ricomporre in un insieme di forte suggestione narrativa.
Ma siamo ora nel cuore dell’arte di Myriam. Essa consiste, sostanzialmente, nel comporre, giustapposti come grandi tessere di un mosaico, figurazioni brevi e per lo più quadrate e rettangolari ognuna delle quali sta fra il figurativo e l’informale, giacché – ed eccoci all’originalità più sua – spesso queste figurazioni si compongono di minute cifre o segni che riportano o alludono a lettere di antichi alfabeti (runici, ideografici, perfino arabi) che sono maglie e ministrutture di straordinaria suggestione.
Il tutto nasce probabilmente dall’antica vocazione grafica di Myriam che ora però raggiunge invece esiti non illustrativi ma di forte sintesi espressiva e pittorica, accompagnati e immersi per lo più in partiti monocromatici che toccano ora il rosso vivo, ora l’albicocca o le terre o i più recenti e intensi verdi.
I segni figurali, il loro stiparsi ordinatamente uno accanto all’altro, la qualità del colore ma soprattutto la densa e pur leggera matericità da affresco assegnano a queste opere un senso antico, una solennità grave, quasi fuori del tempo, che magnificamente contrasta con la modernità ritmica dell’insieme.
Myriam sostiene che Klee è il suo pittore, ma – mai imitati ma fortemente introiettati – si colgono in queste opere memori scaglie di un Campigli, di un Burri o di un Sironi.
Siamo di fronte a un’artista che ha molto pensato prima di dipingere e che ha dipinto valendosi di una ricca esperienza anche manuale così da offrirsi, oggi, come una delle più originali, nel panorama italiano, pitture al femminile.

                                                                                   Pier Francesco Listri